La carne di maiale al cane, tra verità e leggende

La carne di maiale al cane, tra verità e leggende

Poveri maiali: da vivi non se la passano al meglio e da morti vengono accusati di una pericolosità che non hanno, non del tutto almeno. Nelle case di tanti cinofili sembra campeggiare il cartello virtuale “attenti al maiale” o meglio alla carne di maiale al cane. E’ opinione diffusa, infatti, che carne suina e canidi debbano essere tenuti a distanza. Vediamo di sfatare i pilastri sui cui poggia questa leggenda.

I salumi, imbevuti di conservanti di varia origine, a voler ben guardare non sono un toccasana per nessun essere vivente: ma non sono loro la causa principale della cattiva fama del maiale. La più grossa paura dei proprietari di cani non è infatti la quantità di schifezze ospitate dalla fettina di prosciutto cotto, bensì la pseudorabbia suina. Il nome di questa patologia, diciamolo, è di per sé inquietante. A nulla serve definirlo Morbo di Aujeszky, dall’ungherese che ne fu scopritore: l’accoppiata di parole è altrettanto raggelante.

Ma vediamo di far luce e di capire che cos’è la pseudorabbia suina e come e perché può essere trasmessa (o non essere trasmessa) al più fedele amico dell’uomo.
La pseudorabbia è un virus a DNA (esistono virus che hanno il DNA come acido nucleico e altri che hanno l’RNA) con envelope appartenente alla famiglia degli Herpesvirus.
Il maiale è l’ospite e il bersaglio naturale per questo virus, che però può essere trasmesso anche a ruminanti (pecore, vacche, capre), cani, gatti e animali selvatici come procioni, opossum, e roditori. Colpisce anche alcuni primati, ma non lo scimpanzé, e non è stato isolato nell’uomo (si è riscontrata siero conversione, ma non è mai stato individuato il virus).
Il virus, tra gli animali sensibili, si trasmette facilmente per via aerea, per via oro-fecale, per contatto diretto, attraverso l’accoppiamento e attraverso l’ingestione di parti animali infette crude. Come abbiamo già detto il maiale è l’ospite principale e il serbatoio della malattia: i suini possono anche essere portatori asintomatici e come tali contribuire a diffondere la malattia pur non mostrandone i sintomi.
I sintomi della pseudorabbia variano a seconda della specie e dell’età dell’animale infettato: è generalmente benigno nei suini adulti ma può causare aborti nelle scrofe e decessi nei suinetti. Si tratta pertanto di una patologia che può causare ingenti danni economici negli allevamenti di maiali. Per questo motivo è stato sviluppato un vaccino e il servizio veterinario pubblico tiene particolarmente d’occhio l’andamento della malattia. Tutto questo non può che far piacere al cinofilo che, pur disinteressato alla sorte di questi voluminosi animali rosa, sente, indirettamente, il suo cane più protetto.

Maiale e il morbo di Aujeszky

È purtroppo vero che il Morbo di Aujeszky è letale nel cane, di cui colpisce il sistema nervoso centrale. I sintomi si presentano dopo un periodo di incubazione di pochi giorni e possono ricordare i sintomi della rabbia vera e propria, da cui il nome di “pseudorabbia”. Il cane manifesta inizialmente anoressia, stanchezza, indifferenza agli stimoli esterni e peggiora successivamente dimostrando difficoltà respiratorie, salivazione eccessiva, vomito, diarrea e un lieve rialzo della temperatura. Nei cani colpiti da pseudorabbia non vi è aggressività verso l’uomo: il sintomo distintivo è un fortissimo prurito, localizzato soprattutto su muso e orecchie, che induce il cane a grattarsi in continuazione. In alcuni casi il prurito può non presentarsi rendendo più complessa la diagnosi che resta confermabile solo attraverso specifici esami di laboratorio. Nelle fasi finali della malattia i cani presentano spasmi neuro muscolari, mancanza di coordinazione e paralisi progressiva. Purtroppo per i soggetti colpiti la prognosi è infausta.

Di fronte a questo quadro tragico è comprensibile la diffidenza dei cinofili verso i maiali, ma vediamo di chiarire come e perché il cane può infettarsi con il virus della pseudorabbia.
Come già detto si tratta di un virus che può trasmettersi anche per via aerea e questo pone a rischio quei cani che vivono in prossimità di allevamenti di maiali: alcuni dati britannici confermano che in certe condizioni ambientali il virus può viaggiare fino a 2 chilometri. Topi e ratti poi possono contrarre la malattia e fare da vettore spostandosi dall’allevamento di maiali ad altre zone. Logica e comprensibile è una certa dose di paranoia anche se, come già citato, i veterinari e gli stessi allevatori di maiali prestano una certa attenzione nei confronti della malattia.

Quali probabilità ha il cane di contrarre la pseudorabbia mangiando la carne di maiale?

La paura vera del cinofilo però, diciamocelo, non è l’allevamento di maiali qualche paese più in là, quanto la possibilità che il cane si infetti nutrendosi di carne suina. In verità questo rischio è bassissimo dal momento che il virus responsabile della pseudorabbia è sensibile al calore e si inattiva a partire da 37°C per cui, un pezzo di maialino arrosto non può far male a nessuno, nemmeno se il maialino in questione fosse affetto dal Morbo di Aujeszky (la cottura a 80°C della carne per tre minuti neutralizza il virus). A voler essere ulteriormente pignoli poi, la presenza del virus nel muscolo non è mai stata accertata: i tessuti particolarmente a rischio sono tonsille, polmoni e tessuti appartenenti all’apparato respiratorio. Questi dati credo possano tranquillizzare i più e sono suffragati dalla scelta di alcune ditte di mangimi di utilizzare il maiale tra gli ingredienti.

I cani che, con maggior probabilità, possono contrarre la pseudorabbia sono i segugi utilizzati per la caccia al cinghiale. Il contagio potrebbe avvenire per contatto diretto (e/o attraverso morsi e ferite) con l’animale o, più realisticamente, ingerendo visceri crudi infetti che sono spesso somministrati come “ricompensa” dai cacciatori. Questa pratica, per quanto gradita al cane, è in realtà molto rischiosa. Non esiste un vaccino specifico per il cane ma è possibile proteggere i soggetti destinati alla caccia al cinghiale utilizzando vaccini per maiali.

Il maiale è altresì indagato come possibile fonte di contagio per la trichinella ma, a voler ben guardare, la lista di parassiti che carni e pesci crudi o poco cotti possono trasmettere è piuttosto lunga e vede la carne di maiale in buona compagnia. Comunque, se di trichinella vogliamo parlare, trattandosi di un parassita che può colpire l’uomo, il livello di sorveglianza è molto alto. In Italia la Trichinella endemica è la T.britovi, scarsamente infestante per i suini e per l’uomo. L’infestazione umana (e canina) avviene al seguito di ingestione di carni e insaccati poco cotti, non stagionati o non conservati con salatura o affumicatura. In Italia è d’obbligo per legge la ricerca di trichinelle sulle carcasse dei suini d’allevamento e degli equini; il cinghiale selvatico cacciato tuttavia sfugge a questa regola ed è questo un buon motivo per non somministrare carne di cinghiale cruda o poco cotta ai cani.

Che altro dire sull’amico maiale?

Concludiamo con il maiale, inteso come alimento, secondo la medicina tradizionale cinese (TCM): questa tradizione medica millenaria classifica i soggetti (pazienti) in alcune categorie dal sapore poco occidentale. Una persona o un animale, a seconda di caratteristiche fisiche, caratteriali, predisposizioni eccetera viene classificata come Yin o Yang e secondo 5 elementi naturali che sono Fuoco, Terra, Metallo, Acqua e Legno. Ai cinque elementi naturali si associano organi, direzioni, colori e le sopra citate caratteristiche psicofisiche del soggetto. Ogni persona o animale è naturalmente più incline verso lo Yin o verso lo Yang, verso un elemento piuttosto che un altro: queste caratteristiche possono predisporla o meno ad alcune patologie e ”disequilibri”. Nella TCM anche gli alimenti vengono classificati secondo questi parametri (e non secondo i più occidentali tenori analitici) e, nell’ambito di una terapia, si cerca di riequilibrare l’individuo anche attraverso alimenti che possano riequilibrare i suoi eccessi. In questa prospettiva il maiale è associato a colori scuri (nero o blu), all’elemento acqua, alla direzione nord ed è considerato “raffreddante” e capace di bilanciare le situazioni in cui predominano infiammazione e secchezza.

Bibliografia:

A.A.V.V., The Merck Veterinary Manual, Eight Edition, Whitehouse Station (NJ): Merial, 1998.

Casini, L. Guida alle Malattie del Cane, Firenze: Olimpia, 2002.

G.M.Urquart, J. Armour, J.L.Duncan, A.M.Dunn, F.W.Jennings, Parassitologia Veterinaria, Torino:
Utet, 1998, edizione italiana a cura di C. Genchi.

Schwarz, C, DVM, Four Paws Five Directions. A Guide to Chinese Medicine for Cats and Dogs, Berkeley (CA): 1996, Celestial Arts.

Fonte: Ti presento il caneAlimentazione: la carne di maiale, tra verità e leggende.

Nota di Animalisani.ch:
La carne di maiale può essere data al cane senza preoccupazioni a condizione che quest’ultima venga ben cotta per almeno 3 minuti ad una temperatura minima di 80°C. Questa carne possiede delle ottime proprietà nutrizionali. Per alcuni menu, ANiFiT utilizza solo carne di maiale di prima qualità accuratamente selezionata all’origine.
Scritto da Animalisani.ch